REVOCATORIA: la contestazione del credito non obbliga la sospensione ex art.295 cpc
Pubblicato il da Avv. Leonardo Serra - aggiornato il
L’azione revocatoria ordinaria ex art. 2901 cc non può essere oggetto di sospensione quando la fondatezza del credito da tutelare sia stato contestato in separato giudizio, in quanto non è possibile ravvisare, nel caso di specie, un’ipotesi potenziale di conflitto tra giudicati.
La vicenda processuale decisa dalla Suprema Corte di Cassazione ha avuto origine con la contestazione di un rapporto debitorio azionato in via monitoria da una banca in forza di una fideiussione.
Il credito contestato fu oggetto di opposizione a decreto ingiuntivo da parte del debitore, il quale frattanto aveva tentato di garantire il proprio patrimonio attraverso la costituzione di un fondo patrimoniale.
Si innestavano così due distinti giudizi perché accanto al procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo radicato dal debitore contro il credito azionato dalla banca, quest’ultima aveva proposto azione revocatoria ordinaria contro la costituzione del fondo patrimoniale che venne accolta dal giudice di primo grado.
Il debitore impugnava la sentenza di primo grado, ma la Corte di Appello respingeva i motivi di doglianza sollevati dall’appellante e confermava così la pronuncia con cui era stato dichiarato inefficace l’atto costitutivo del fondo patrimoniale.
Il debitore proponeva pertanto ricorso per Cassazione contro la sentenza del giudice di appello, contestando innanzitutto la violazione e la falsa applicazione dell’art. 295 cpc. in correlazione con l’art. 2901 cc. in materia di azione revocatoria ordinaria.
L’art. 295 cc regola, come noto, il caso in cui il giudice debba disporre la sospensione del processo laddove lo stesso o altro altro giudice deve risolvere una controversia dalla cui definizione dipende la decisione della causa.
Il ricorrente ha lamentato infatti il fatto che il giudice d’appello non aveva disposto la sospensione del giudizio ex art. 295 cc in attesa della definizione del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo relativo al credito posto a fondamento dell’azione revocatoria ordinaria radicata dalla banca ai sensi dell’art. 2901 cc.
Secondo quanto eccepito dal ricorrente, il giudice d’appello avrebbe infatti dovuto sospendere il giudizio avente ad oggetto l’azione revocatoria ordinaria ex art. 2901 cc fino a quando non fosse stato definito il giudizio pregiudiziale pendente relativo all’opposizione a decreto ingiuntivo per il recupero del credito azionato dalla banca, al fine di evitare la possibile emersione di un conflitto tra giudicati.
Il ricorrente ha contestato inoltre il fatto che il giudice d’appello non avrebbe neppure potuto decidere incidenter tantum in merito alla validità ed alla efficacia delle fideiussioni rilasciate dal debitore così come poste a fondamento dell’azione monitoria azionata dalla banca nel parallelo giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo.
Nel richiamare un proprio precedente costante orientamento giurisprudenziale, la Suprema Corte di Cassazione ha tuttavia respinto il motivo di ricorso sollevato dal ricorrente, ritenendo che l’azione revocatoria ordinaria ex art. 2901 cc non dovesse essere sospesa poiché il credito da tutelare era stato oggetto di contestazione in un separato giudizio, dal momento che, in detto contesto, non poteva ravvisarsi la sussistenza di un pericolo di conflitto tra giudicati.
La Cassazione ritiene infatti che non possa porre in via generale la questione dell’esistenza di un conflitto tra giudicati quando oggetto dell’azione revocatoria ordinaria è un res litigiosa.
L’attività di accertamento svolto incidenter tantum dal giudice investito della cognizione dell’azione revocatoria ordinaria in merito al credito oggetto di contestazione è infatti finalizzato a ottenere l’inefficacia dell’atto pregiudizievole alle ragioni del creditore rappresentato, nel caso di specie, dalla costituzione del fondo patrimoniale di cui è stata dichiarata l’inefficacia.
La cognizione del giudice sul credito contestato svolta in via incidentale nell’ambito del giudizio radicato con l’azione revocatoria ordinaria non può infatti costituire titolo per procedere all’esecuzione nei confronti del terzo.
La Suprema Corte di Cassazione afferma pertanto che per poter procedereall’esecuzione il creditore deve poter disporre di un titolo esecutivo sull’esistenza del credito che può procurarsi soltanto nel procedimento relativo al credito e non in quella riguardante l’azione revocatoria ordinaria nella quale la cognizione del giudice sull’esistenza del credito è appunto soltanto incidentale (Cass.
civ. Sez. Unite, 18 maggio 2004, n. 9440; Cass. civ., Sez. III, 10 marzo 2006, n. 5246).
Sul punto si segnala altra pronuncia del Tribunale di Napoli, del 13/11/2012 n. 12293, già oggetto di approfondimento sulla rivista che, in termini analoghi aveva precisato che “non ricorrono i presupposti per la sospensione necessaria di un giudizio per revocatoria ordinaria, ex art. 2901 c.c., qualora il credito dedotto a fondamento detta stessa sia litigioso, e penda già controversia avente ad oggetto il relativo accertamento“.
REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO ha pronunciato la seguente: ORDINANZA INTERLOCUTORIA sul ricorso 6889/2010 proposto da: G.B. (OMISSIS), – ricorrente – contro MINISTERO DELLA GIUSTIZIA (OMISSIS); Nonchè da: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA (OMISSIS), in persona del Ministro pro tempore, domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope legis; – controricorrente e ricorrente incidentale – contro G.B. (OMISSIS), – controricorrente al ricorso incidentale – avverso la sentenza n. 6103/2008 della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositata il 21/09/2009 R.G.N. 416/07; SVOLGIMENTO DEL PROCESSO – MOTIVI DELLA DECISIONE RITENUTO che con ricorso al Tribunale di Roma G.B., in servizio quale Cancelliere B3 presso l’Ufficio Corpi di reato della stessa sede, ha chiesto che gli venga riconosciuto il diritto di visionare il proprio fascicolo personale e di estrarne copie, deducendo che il rifiuto opposto dall’Amministrazione è in contrasto con il D.Lgs. n. 152 del 1997 e con la L. n. 675 del 1996, artt. 2 e 9; CHE il Ministero della Giustizia, costituitosi in giudizio, ha eccepito il difetto di giurisdizione del giudice ordinario e, nel merito, ha chiesto il rigetto del ricorso, deducendo che, ai sensi del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 8, è escluso il diritto di accesso, trattandosi di atti interni e riservati che non dovevano essere inseriti nel fascicolo d’ufficio del ricorrente e che non vengono utilizzati dall’Amministrazione ad alcun fine; CHE il Tribunale di Roma, dopo aver respinto l’eccezione di difetto di giurisdizione, sul rilievo che trattasi di controversia relativa alla materia del pubblico impiego ed a questione riguardante il periodo successivo al 30 giugno 1998, ha altresì rigettato, nel merito, la domanda del ricorrente; CHE, a seguito di impugnazione del G., la Corte d’Appello di Roma, con sentenza depositata il 21 settembre 2009, ha dichiarato inammissibile l’appello, rilevando che, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 152, le controversie in materia di protezione dei dati personali sono attribuite all’autorità giudiziaria ordinaria e la relativa sentenza non è appellabile, ma è ricorribile per cassazione; CHE avverso questa sentenza G.B. ha proposto ricorso per cassazione; CHE il Ministero della Giustizia ha resistito con controricorso, proponendo altresì ricorso incidentale, con il quale ha insistito nella eccezione di difetto di giurisdizione del giudice ordinario, deducendo che ai sensi della L. n. 241 del 1990, art. 25, in caso di rifiuto dell’accesso a documenti amministrativi, il richiedente può presentare ricorso nel termine di trenta giorni al Tribunale amministrativo regionale, la cui decisione è appellabile al Consiglio di stato; CHE, avendo ad oggetto il ricorso incidentale questioni attinenti alla giurisdizione (art. 360 cod. proc. civ., n. 1), la causava rimessa al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite; CHE sulla presente controversia non incide il D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, il cui art. 34, comma 9, ha apportato modifiche al D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, art. 152, atteso che le norme del decreto modificativo si applicano, ai sensi dell’art. 36, ai procedimenti instaurati successivamente alla data della sua entrata in vigore (comma 1), mentre le norme abrogate o modificate continuano ad applicarsi alle controversie pendenti alla data di entrata in vigore dello stesso (comma 2). PQM La Corte rimette gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite. Così deciso in Roma, il 22 maggio 2013. Depositato in Cancelleria il 12 luglio 2013