BUONI FRUTTIFERI POSTALI: sono titoli di legittimazione

Pubblicato il da Dott.ssa Federica Pugliese - aggiornato il

 

 

Provvedimento segnalato da Donato Giovenzana – Legale di impresa con nota di accompagnamento

La qualificazione dei buoni fruttiferi postali come titoli di legittimazione giustifica la soggezione dei diritti spettanti ai relativi sottoscrittori alle variazioni derivanti dalla sopravvenienza dei decreti ministeriali, volti a modificare il tasso degli interessi originariamente previsto e ha portato a ritenere che la modificazione trova ingresso all’interno del contratto mediante una integrazione del suo contenuto ab externo secondo la previsione dell’art. 1339 c.c. Quanto innanzi è incompatibile con l’applicazione della disciplina di tutela dei consumatori che si estrinseca nel meccanismo della sottoscrizione separata delle clausole vessatorie, ovvero nella imposizione di obblighi informativi personalizzati cui riconnettere facoltà e diritti intesi a garantire la libera autodeterminazione dei risparmiatori anche nel corso del rapporto.

Questo il principio espresso dalla Corte di Cassazione, Pres. Mammone – Rel. Bisogni, con la sentenza n. 3963 del 11.02.2019.

La vicenda ha riguardato un soggetto che, in primo grado, ha convenuto in giudizio Poste Italiane s.p.a., Cassa depositi e prestiti e il Ministero dell’Economia e delle Finanze, esponendo di aver acquistato dei buoni postali fruttiferi negli anni 1982 e 1983. Sul frontespizio di questi buoni era indicato che gli stessi erano pagabili con gli interessi maturati secondo la tabella riportata a tergo che prevedeva una progressione degli interessi dal 9 al 16 % e l’incremento progressivo del valore del buono con indicazione della somma che l’intestatario avrebbe riscosso alla data di presentazione del pagamento. In particolare, sulla base della tabella e della data di presentazione per il pagamento, avrebbe dovuto riscuotere la somma complessiva di 71.931,41 Euro mentre l’ufficio postale pagatore, applicando una modifica in pejus del tasso di interessi, disposta con D.M. del Tesoro in data 13 giugno 1986, aveva erogato la somma di 31.881,56 Euro.

Il Tribunale di Palermo ha respinto le domande e evidenziato l’irrilevanza, oltre che la infondatezza, delle questioni di legittimità costituzionale ai fini della decisione del giudizio.

La sentenza di primo grado è stata appellata dal soggetto soccombente che ha rilevato che il contratto stipulato con le società convenute è un contratto di diritto privato al quale egli ha aderito sulla base dei tassi di interesse e piani di rimborso concordati nelle tabelle riportate a tergo dei buoni ed in un momento in cui la facoltà di modifica dei tassi di interesse era solo ipotizzabile ma non in termini peggiorativi. Da ciò sarebbe dovuto conseguire, secondo l’appellante, che la soggezione alla condizione vessatoria dello jus variandi della p.a. doveva essere specificamente conosciuta e approvata per iscritto e il contratto avrebbe dovuto prevedere sia la comunicazione al sottoscrittore delle eventuali variazioni sfavorevoli del tasso di interesse sia la possibilità di esercitare il diritto di recesso.

Le società appellate si sono costituite reiterando l’eccezione di difetto di giurisdizione del giudice adito e chiedendo il rigetto nel merito dell’appello.

Avverso la decisione di rigetto di appello è stato, dunque, proposto ricorso per cassazione sulal base di due motivi. Poste italiana si è difesa con controricorso e ha depositato memoria difensiva. Cassa depositi, quale rappresentante processuale del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha proposto controricorso e ricorso incidentale articolato in due motivi.

Le SS.UU. nel rigettare il ricorso avanzato hanno precisato quanto segue, in subjecta materia:

 

 

 

 

BUONI FRUTTIFERI POSTALI: sono titoli di legittimazione - Ex Parte Creditoris