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Rivista giuridica online ExParteCreditoris.it: provvedimenti e sentenze segnalate da Giudici, Avvocati, Magistrati. Periodico d'informazione giuridica per studi legali Direttore responsabile Avv. Antonio Iozzi

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PROCURA ALLE LITI – PERSONA GIURIDICA – OMESSA INDICAZIONE QUALITA’ SOTTOSCRITTORE – IDENTIFICABILITA’ SOGGETTO – NULLITA’ PROCURA
Riferimento normativo: Artt.83 e 360 cpc
Materia: procedura civile
sentenza - Cassazione civile, sezione lavoro - 26 Aprile 2012 - n° 6497

La massima

Nei casi in cui il sottoscrittore della procura a margine non risulta indicato come legale rappresentante o come titolare di una funzione, o carica, implicante la rappresentanza della società, nè nel testo della procura, nè nell'epigrafe dell'atto d'appello, si configura la nullità della procura e l'inammissibilità dell'atto cui questa accede. In tali casi si controverte, infatti, sulla identificabilità del soggetto che aveva sottoscritto la procura (e non già sulla titolarità o meno del potere rappresentativo in capo al soggetto che sottoscriveva la procura), per cui, non essendo noto, neppure in quale veste la procura sia stata conferita, l'effettiva sussistenza dei poteri rappresentativi in capo all'ignoto sottoscrittore non potrebbe risultare neanche dalla consultazione del registro delle imprese.


Riassunto:

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

 

ha pronunciato la seguente:

 SENTENZA

sul ricorso 17294/2008 proposto da:

LILLA ROSSA;

RICORRENTE

Contro

BETA SRL;

CONTRORICORRENTE

 

avverso la sentenza n. 1144/2007 della CORTE D'APPELLO di CATANZARO, depositata il 21/06/2007 r.g.n. 1354/04; 

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. La Corte d'Appello di Catanzaro, con la sentenza n.1144/07 del 21 giugno 2007, pronunciando sull'appello proposto dalla società BETA SRL nei confronti di LILLA ROSSA, in ordine alla sentenza n. 1130/2004 del Tribunale di Crotone, accoglieva l'impugnazione dichiarando nulla la sentenza in questione.

In particolare, la Corte d'Appello:

rigettava l'eccezione della LILLA ROSSA di inammissibilità dell'appello per carenza di legittimatio ad causam del procuratore dell'appellante, risultando, comunque, identificabile dalla sottoscrizione a margine del ricorso, il nominativo della persona che aveva rilasciato la procura;

accoglieva l'impugnazione ritenendo irregolare la notifica del ricorso di primo grado effettuata nei confronti della società ALFA SPA, trattandosi, come emergeva dalla documentazione allegata, di ente diverso e distinto da BETA SRL, la prima costituita in data 4 ottobre 1967, la seconda con atto del 22 giugno 1989. 2. La LILLA ROSSA aveva adito il Tribunale di Crotone per sentir dichiarare l'inefficacia del licenziamento, disposto nei suoi confronti dalla suddetta società, ed ottenere la reintegrazione nel posto di lavoro ed il pagamento delle retribuzioni maturate.

3. Il Tribunale accoglieva la domanda.

4. Per la cassazione della sentenza resa in secondo grado ricorre LILLA ROSSA, prospettando quattro motivi di impugnazione.

5. Resiste con controricorso la società BETA SRL.

 

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il PRIMO MOTIVO d'impugnazione, assistito dal prescritto quesito di diritto, è prospettata la violazione dell'art.360 cpc, n.3, in relazione all'art.83 cpc.

La ricorrente si duole della impossibilità di accertare l'identità di chi aveva rilasciato la procura alla lite per la proposizione del ricorso in appello, in mancanza, peraltro, dell'indicazione del nome del legale rappresentante della società nel corpo dell'atto.

2. Il SECONDO MOTIVO di ricorso è dedotto in relazione all'art.360 cpc, n.5, per omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio. La Corte d'Appello nell'affermare che l'identità della persona fisica che aveva rilasciato la procura era evincitele dalla sottoscrizione della procura stessa, non indicava quale nome aveva ritenuto di leggere nell'atto, omettendo, quindi, un punto nevralgico nel percorso motivazionale.

3. Con il TERZO MOTIVO di impugnazione, accompagnato dal quesito di diritto, è dedotta la violazione dell'art.145 cpc, in relazione all'art.360 cpc, n.3.

Ad avviso della ricorrente, l'erronea indicazione, nella notificazione di un atto, della ragione sociale di una delle parti non determina la nullità quando, come nel caso di specie, non vi è incertezza assoluta sul destinatario della notifica, e quest'ultima viene eseguita nella sede effettiva del destinatario dell'atto.

4. Con l’ULTIMO MOTIVO di ricorso è prospettato vizio di motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio. La Corte d'Appello non avrebbe indicato gli elementi in base ai quali riteneva che vi fosse incertezza assoluta sul destinatario della notificazione.

5.1 primi DUE MOTIVI d'impugnazione, che attengono alla rituale instaurazione del giudizio di appello da parte della odierna resistente, devono essere trattati congiuntamente in ragione della loro connessione. Gli stessi sono fondati e devono essere accolti.

Le suddette censure, sia sotto il profilo del vizio di violazione di legge, che di quello di carenza di motivazione, vertono sulla mancanza di identificabilità della persona che rilasciava la procura.

La Corte d'Appello, a fronte di specifica eccezione della LILLA ROSSA, ha ritenuto che vi fosse l'identificabilità del nominativo della persona che rilasciava la procura, in base alla sottoscrizione posta a margine del ricorso, ma non ha esplicitato, neppure per relationem, il nominativo che si asseriva di poter leggere.

Tale motivazione è carente e non conforme alla disciplina processuale, in quanto nell'epigrafe del ricorso in appello (v. copia notificata del ricorso in appello nel fascicolo della odierna ricorrente), oltre a mancare il nominativo del legale rappresentante della società, non vi è l'indicazione del nominativo o della qualità di chi rilasciava la procura a margine dell'atto.

Ed infatti, nei casi in cui il sottoscrittore della procura a margine (nella specie, dell'atto d'appello) non risulta indicato come legale rappresentante o come titolare di una funzione, o carica, implicante la rappresentanza della società, nè nel testo della procura, nè nell'epigrafe dell'atto d'appello, si configura la nullità della procura e l'inammissibilità dell'atto cui questa accede, giacchè, non essendo noto neppure in quale veste la procura sia stata conferita, l'effettività della sussistenza dei poteri rappresentativi in capo all'ignoto sottoscrittore non potrebbe risultare neanche dalla consultazione del registro delle imprese (Cass., n. 11302 del 2005).

Devono, quindi, essere disattese le difese formulate da parte resistente con il controricorso, in quanto, in ragione della fattispecie, poichè non si controverte sulla titolarità o meno del potere rappresentativo in capo al soggetto che sottoscriveva la procura, ma di identificabilità della stessa, non può trovare applicazione la giurisprudenza di questa Corte, secondo cui in tema di rappresentanza processuale delle persone giuridiche, la persona fisica che ha conferito il mandato al difensore non ha l'onere di dimostrare tale sua qualità, neppure nel caso in cui l'ente si sia costituito in giudizio per mezzo di persona diversa dal legale rappresentante e l'organo che ha conferito il potere di rappresentanza processuale derivi tale potestà dall'atto costitutivo o dallo statuto, poichè i terzi hanno la possibilità di verificare il potere rappresentativo consultando gli atti soggetti a pubblicità legale e quindi spetta a loro fornire la prova negativa. Solo nel caso in cui il potere rappresentativo derivi da un atto della persona giuridica non soggetto a pubblicità legale, spetta a chi agisce l'onere di provare l'esistenza di tale potere (cfr. Cass., Sezioni Unite, n.20596 del 2007).

5. In relazione all'accoglimento dei suddetti motivi, la Corte cassa la sentenza impugnata senza rinvio.

Sono assorbite le ulteriori due censure prospettate dalla ricorrente.

6. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo. 

PQM

La Corte accoglie i primi due motivi di ricorso. Assorbiti gli altri.

Cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti senza rinvio e condanna la società resistente al pagamento delle spese sia del giudizio di appello, liquidate in Euro millesettecentocinquanta, di cui Euro settecentocinquanta per diritti e Euro mille per onorari, sia del presente giudizio, determinate in Euro quaranta per esborsi, Euro duemilacinquecento per onorari, oltre spese generali, IVA e CPA per entrambe le liquidazioni.


Nota di commento:

Il contesto normativo

ART.83 CODICE PROCEDURA CIVILE (PROCURA ALLE LITI)

Quando la parte sta in giudizio col ministero di un difensore, questi deve essere munito di procura.

La procura alle liti può essere generale o speciale e deve essere conferita con atto pubblico o scrittura privata autenticata.

La procura speciale può essere anche apposta in calce o a margine della citazione, ricorso, del controricorso, della comparsa di risposta o d’intervento, del precetto o della domanda d’intervento nell’esecuzione, ovvero della memoria di nomina del nuovo difensore, in aggiunta o in sostituzione del difensore originariamente designato. In tali casi l’autografia della sottoscrizione della parte deve essere certificata dal difensore. La procura si considera apposta in calce anche se rilasciata su foglio separato che sia però congiunto materialmente all’atto cui si riferisce, o su documento informatico separato sottoscritto con firma digitale e congiunto all’atto cui si riferisce mediante strumenti informatici, individuati con apposito decreto del Ministero della giustizia. Se la procura alle liti è stata conferita su supporto cartaceo, il difensore che si costituisce attraverso strumenti telematici ne trasmette la copia informatica autenticata con firma digitale, nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici e trasmessi in via telematica.

La procura speciale si presume conferita soltanto per un determinato grado del processo, quando nell’atto non è espressa volontà diversa.

ART.360 CODICE PROCEDURA CIVILE (SENTENZE IMPUGNABILI E MOTIVI DI RICORSO)

Le sentenze pronunciate in grado d'appello o in unico grado possono essere impugnate con ricorso per cassazione:

1) per motivi attinenti alla giurisdizione;

2) per violazione delle norme sulla competenza, quando non e' prescritto il regolamento di competenza;

3) per violazione o falsa applicazione di norme di diritto e dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro;

4) per nullità della sentenza o del procedimento;

5) per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio.

Può inoltre essere impugnata con ricorso per cassazione una sentenza appellabile del tribunale, se le parti sono d'accordo per omettere l'appello; ma in tale caso l'impugnazione può proporsi soltanto a norma del primo comma, n.3.

Non sono immediatamente impugnabili con ricorso per cassazione le sentenze che decidono di questioni insorte senza definire, neppure parzialmente, il giudizio. Il ricorso per cassazione avverso tali sentenze puo' essere proposto, senza necessita' di riserva, allorché sia impugnata la sentenza che definisce, anche parzialmente, il giudizio.

Le disposizioni di cui al primo comma e terzo comma si applicano alle sentenze ed ai provvedimenti diversi dalla sentenza contro i quali e' ammesso il ricorso per cassazione per violazione di legge.

Il caso

LILLA ROSSA dipendente della BETA SRL, conveniva in giudizio quest’ultima per sentire dichiarare inefficace il licenziamento disposto nei suoi confronti dalla suddetta società, ed ottenere la reintegrazione nel posto di lavoro, oltre il pagamento delle retribuzioni fino a quel momento maturate.

Il Tribunale accoglieva la domanda.

Avverso tale decisione la BETA SRL proponeva appello.

Si costituiva in giudizio LILLA ROSSA lamentando l’inammissibilità dell'appello per carenza di legittimatio ad causam del procuratore della BETA SRL.

La Corte d'Appello adita, accoglieva l'impugnazione, dichiarando nulla la sentenza di primo grado.

In particolare, la Corte d'Appello rigettava l'eccezione sollevata da LILLA ROSSA sulla carenza di legitimatio ad causam ritnenedo che il nominativo della persona che aveva rilasciato la procura risultava identificabile tramite la sottoscrizione a margine del ricorso e, d’altro canto riteneva irregolare la notifica del ricorso di primo grado in quanto era stata effettuata nei confronti della società ALFA SPA, ente diverso e distinto da BETA SRL come emerso dalla documentazione allegata.

Avverso tale decisione LILLA ROSSA proponeva ricorso per cassazione lamentando, tra l’altro, violazione dell'art.360 cpc, n.3, in relazione all'art.83 cpc, in quanto non era possibile accertare l'identità di chi aveva rilasciato la procura alla lite per la proposizione del ricorso in appello, in mancanza, peraltro, dell'indicazione del nome del legale rappresentante della società nel corpo dell'atto; nonché violazione dell'art.360 cpc, n.5, per omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio in quanto la Corte d'Appello nell'affermare che l'identità della persona fisica che aveva rilasciato la procura era evincibile dalla sottoscrizione della procura stessa, non aveva poi indicato quale nome aveva ritenuto di leggere nell'atto, omettendo, quindi, un punto nevralgico nel percorso motivazionale.

Resisteva con controricorso la società BETA SRL.

La decisione

La Corte ha accolto i primi due motivi di ricorso senza rinvio, condannando la società resistente al pagamento delle spese sia del giudizio di appello sia del presente giudizio.

Nel caso di specie, osserva la Corte territoriale, si controverte sulla identificabilità del soggetto che aveva sottoscritto la procura e non già sulla titolarità o meno del potere rappresentativo in capo al soggetto che sottoscriveva la procura per cui la Corte ha ritenuto sussistente la violazione di legge e il vizio di motivazione atteso che, il Giudice del merito, aveva erroneamente ritenuto che, in base alla sottoscrizione posta a margine del ricorso, vi fosse l'identificabilità del nominativo della persona che rilasciava la procura, senza poi esplicitare, neppure per relationem, il nominativo che si asseriva di poter leggere.

Nello specifico mancava il nominativo del legale rappresentante della società e, non vi era, l'indicazione del nominativo o della qualità di chi rilasciava la procura a margine dell'atto.

Come risulta da giurisprudenza ormai consolidata, nei casi in cui il sottoscrittore della procura a margine non risulta indicato come legale rappresentante o come titolare di una funzione, o carica, implicante la rappresentanza della società, nè nel testo della procura, nè nell'epigrafe dell'atto d'appello, si configura la nullità della procura e l'inammissibilità dell'atto cui questa accede, giacchè, non essendo noto neppure in quale veste la procura sia stata conferita, l'effettività della sussistenza dei poteri rappresentativi in capo all'ignoto sottoscrittore non potrebbe risultare neanche dalla consultazione del registro delle imprese.

Non troverà applicazione il principio per cui in tema di rappresentanza processuale delle persone giuridiche, la persona fisica che ha conferito il mandato al difensore non ha l'onere di dimostrare tale sua qualità, neppure nel caso in cui l'ente si sia costituito in giudizio per mezzo di persona diversa dal legale rappresentante e l'organo che ha conferito il potere di rappresentanza processuale derivi tale potestà dall'atto costitutivo o dallo statuto, poichè i terzi hanno la possibilità di verificare il potere rappresentativo consultando gli atti soggetti a pubblicità legale e quindi spetta a loro fornire la prova negativa.

Solo nel caso in cui il potere rappresentativo derivi da un atto della persona giuridica non soggetto a pubblicità legale, spetta a chi agisce l'onere di provare l'esistenza di tale potere.

In conclusione, ai fini di una valida procura alle liti si dovrà indicare la qualifica del sottoscrittore.

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Rivista di informazione giuridica, registrata al Tribunale di Napoli al numero 12 del 05/03/2012, registro affari amministrativi numero 8231/11
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