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Rivista giuridica online ExParteCreditoris.it: provvedimenti e sentenze segnalate da Giudici, Avvocati, Magistrati. Periodico d'informazione giuridica per studi legali Direttore responsabile Avv. Antonio Iozzi

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FONDO PATRIMONIALE – OPPONIBILITÀ – TRASCRIZIONE DATA DI ANNOTAZIONE A MARGINE DELL'ATTO DI MATRIMONIO
Riferimento normativo: CC Artt. 2647, 2808 e 2913 CPC Art. 555
Materia: civile
sentenza - Corte di Cassazione, sezione terza - 24 Gennaio 2012 - n° 933

La massima

L'accertamento inerente alla riconducibilità dei debiti alle esigenze familiari costituisce un accertamento di fatto, come tale, istituzionalmente rimesso al Giudice di merito. Ne consegue che siffatto accertamento risulta censurabile in sede di legittimità solo per vizio di motivazione, che non può consistere nella critica dei criteri adottati dal Giudice di merito onde ritenere un debito riconducibile alle predette esigenze familiari.

La costituzione del fondo patrimoniale è opponibile ai terzi esclusivamente a partire dalla data di annotazione a margine dell'atto di matrimonio negli appositi registri dello stato civile, non potendosi far retrodatare la produzione degli effetti alla data di proposizione della domanda di annotazione od anticiparli alla data della trascrizione effettuata ex art.2647 cc ed avente la precipua funzione di pubblicità notizia. Ne discende che se il procedimento immobiliare è eseguito nelle forme di cui all'art.555 cpc, prima della predetta annotazione, la costituzione del fondo de quo è inefficace nei confronti del creditore pignorante e di quelli che intervengono nell'esecuzione, stante quanto disposto dall'art.2913 cc. Ciò accade anche nell'ipotesi in cui il pignoramento sia successivo all'annotazione, ma l'ipoteca sia stata iscritta precedentemente, atteso che con l'iscrizione sorge immediatamente per il creditore, ex art.2808 cc, il potere di espropriare il bene con prevalenza rispetto ai vincoli successivi.


Riassunto:

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 18829/2009 proposto da:

TIZIO, CAIO, MEVIO e SEMPRONIO,garanti della ROSSO SRL

 

RICORRENTI

CONTRO

BANCA

CONTRORICORRENTI

e CONTRO

altre BANCHE

 

INTIMATI

avverso la sentenza n.2855/2009 del TRIBUNALE di ROMA, depositata il 09/02/2009, R.G.N. 64631/2007;

 

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

TIZIO, CAIO, MEVIO e SEMPRONIO, garanti della ROSSO SRL,

propongono ricorso per cassazione, affidato a SEI MOTIVI ed illustrato da successiva memoria, avverso la sentenza del Tribunale di Roma che ha rigettato l'opposizione all'esecuzione da essi proposta, con ricorso depositato il 15/2/07, nei confronti di un nutrito gruppo di creditori.

Resistono con controricorsi

Altre BANCHE

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.- Sotto i profili della violazione e falsa applicazione degli artt.324 e 131 cpc, e art.2909 cc, e del vizio di motivazione i ricorrenti, premesso che la sospensione dell'esecuzione, dapprima negata con ordinanza del 15/5/07, era stata poi concessa con ordinanze del 17/1/08, del 29/5/08 (quanto a

TIZIO), del 16/9/08 (quanto a MEVIO ed SEMPRONIO), sulla base del fatto che il creditore procedente BANCA non poteva vantare un titolo esecutivo, assumono la formazione di un giudicato su tale punto.

1.1.- Il PRIMO MOTIVO è infondato, atteso che è pacifica, nella giurisprudenza di questa Corte, la natura cautelare e provvisoria dell'ordinanza di sospensione dell'esecuzione e dunque la mancanza del carattere di decisorietà, tale da impedire la formazione del giudicato (ex multis Cass. 23 maggio 2011 n.11306, Cass. 23 luglio 2009 n.17266).

2.- Subordinatamente i ricorrenti deducono la violazione e falsa applicazione degli artt. 474 e 112 cpc, e art.1813 cc, ed il vizio di motivazione, in sostanza assumendo che il contratto azionato sarebbe privo del carattere di titolo esecutivo proprio del contratto di mutuo e che inoltre il giudice di merito non avrebbe chiarito perchè lo ha qualificato come "un contratto di mutuo che si è perfezionata con la stipula e nel quale l'erogazione ha costituito solo l'esecuzione dell'obbligazione principale".

2.1.- Il SECONDO MOTIVO è inammissibile per difetto di autosufficienza, non essendo riportato il tenore letterale del contratto di finanziamento su cui esso si fonda, ma solo di una parte di esso, largamente incompleta.

3.- Con il TERZO MOTIVO i ricorrenti deducono violazione della Legge n.108 del 1996, e dell'art.112 cpc, assumendo che - a fronte della loro domanda di quantificazione del credito alla luce della Legge n.108 - il Tribunale si sarebbe limitato a negare l'efficacia retroattiva della legge stessa, senza tener conto della applicabilità della legge per il futuro.

3.1.- Il TERZO MOTIVO è inammissibile. Il giudice di merito non si è infatti limitato a rilevare la mancanza di efficacia retroattiva della Legge n.108 del 1996, ma ha statuito - in conformità a Cass. 5 maggio 2009 n.10297 - che, in base al D.Lgs. n.385 del 1993, art.161, comma 6, si applica nella specie il principio secondo cui "il divieto di anatocismo non si applica (...) agli interessi moratori conseguenti al mancato pagamento delle rate di ammortamento dei contratti di mutuo fondiario stipulati come quello in esame prima della entrata in vigore del T.U. sulla legge bancaria" (D.Lgs. n.385 del 1993).

Il quesito di diritto, con il quale sì chiede se "il Tribunale era obbligato a determinare l'esatto ammontare del credito azionato contro gli opponenti ai sensi della cd legge antiusura 108/1996", risulta pertanto inconferente, non essendo esplicitamente censurata la tesi del giudice di merito secondo cui l'inapplicabilità del divieto di anatocismo riguarderebbe anche le rate scadute successivamente all'entrata in vigore del T.U. sulla legge bancaria.

4.- Con il QUARTO MOTIVO i ricorrenti deducono violazioni di legge e vizio di omessa motivazione quanto alla natura del contratto posto a base della procedura che - a loro avviso - non dovrebbe qualificarsi quale contratto di mutuo fondiario "bensì di finanziamento".

4.1.- Il QUARTO MOTIVO è inammissibile per difetto di autosufficienza, per le medesime ragioni esposte sub 2.1. 5.- Con il quinto motivo i ricorrenti - premesso di avere depositato il 21/4/08 "atto di rinuncia alle domande proposte nei confronti della Banca nonchè copia della rinuncia all'esecuzione e agli atti di intervento depositata dalla predetta Banca nella procedura esecutiva" - si dolgono, sotto i profili della violazione di legge e del vizio di omessa motivazione, che il Tribunale non abbia tenuto in alcun conto detta produzione, condannando essi ricorrenti al pagamento delle spese anche nei confronti della Banca.

5.1.- Il QUINTO MOTIVO è infondato. Ai sensi dell'art.306 cpc, la rinuncia agli atti del giudizio richiede l'accettazione delle parti costituite (di cui non è fatta menzione nel quesito) e comunque (ultimo comma) comporta l'obbligo del rinunciante di rimborsare le spese alle altre parti. Il mezzo è in ogni caso inammissibile per difetto di autosufficienza, non essendo testualmente trascritta la rinuncia.

6.- Con il SESTO MOTIVO, sotto i profili della violazione di legge e del vizio di motivazione, i ricorrenti si dolgono dell'accoglimento dell'"eccezione", formulata dalla BANCA in comparsa conclusionale, relativa alla mancata prova da parte dei debitore che il credito fosse estraneo ai bisogni della famiglia, deducendo la tardività dell'eccezione e comunque l'erroneità della decisione.

6.1.- La questione, proposta sotto tre distinti profili, cui corrispondono altrettanti quesiti di diritto (ma non indicazione di fatti controversi), è in parte inammissibile - anche a non considerare l'astrattezza dei quesiti - ed in parte infondata.

In primo luogo va affermato che quella proposta dalla BANCA non è una eccezione ma una mera difesa, cosicché non ha senso parlare del mancato rispetto del termine di cui all'art.183 cpc.

In secondo luogo vi è da considerare che l'accertamento relativo alla riconducibilità dei debiti alle esigenze della famiglia costituisce accertamento di fatto, istituzionalmente rimesso al giudice di merito e censurabile in sede di legittimità solo per vizio di motivazione (Cass. 30 maggio 2007 n.12730), che non può evidentemente consistere nella critica dei criteri adottati dal giudice di merito per ritenere un debito riconducibile ai bisogni della famiglia.

In terzo luogo appare assorbente il rilievo secondo cui la costituzione del fondo patrimoniale prevista dall'art.167 cc, così come stabilito dall'art.162 cc per tutte le convenzioni matrimoniali, è opponibile ai terzi esclusivamente a partire dalla data dell'annotazione a margine dell'atto di matrimonio nei registri dello stato civile, non potendosi retrodatare la produzione degli effetti alla data di proposizione della domanda di annotazione od anticiparli alla data della trascrizione effettuata ex art.2647 cc, ed avente l'esclusiva funzione di pubblicità notizia.

Pertanto, se il pignoramento immobiliare è eseguito, nelle forme dell'art.555 cpc, prima dell'annotazione, la costituzione del fondo patrimoniale non ha effetto nei confronti del creditore pignorante e di quelli che intervengono nell'esecuzione, sussistendo l'inefficacia degli atti di disposizione dei bene pignorato, prevista dall'art.2913 cc che comprende non solo gli atti di alienazione in senso stretto, ma anche tutti gli atti di disposizione dei patrimonio del debitore dai quali possa comunque derivare una sostanziale diminuzione della possibilità per il creditore pignorante o per i creditori intervenuti di soddisfarsi sui beni in questione. Allo stesso risultato si perviene quando il pignoramento sia successivo all'annotazione, ma l'ipoteca (come nella specie) sia stata iscritta precedentemente, in quanto con l'iscrizione sorge immediatamente per il creditore il potere di espropriare il bene, ex art.2808 cc, con prevalenza rispetto ai vincoli successivi (Cass. 30 settembre 2008 n.24332). Sotto tale profilo il mezzo si rivela dunque inammissibile, essendo pacifico che l'iscrizione ipotecaria del creditore procedente è anteriore alla costituzione del fondo familiare.

7.- Il ricorso va quindi rigettato, con la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese, liquidate, per ciascuno dei controricorrenti, in Euro 10.200, di cui Euro 10.000 per onorari, oltre spese generali ed accessori di legge.

PQM

la Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese, liquidate, per ciascuno dei controricorrenti, in Euro 10.200, di cui Euro 10.000 per onorari, oltre spese generali ed accessori di legge.


Nota di commento:

Il contesto normativo

ART. 162 CC FORMA DELLE CONVENZIONI MATRIMONIALI.

Le convenzioni matrimoniali debbono essere stipulate per atto pubblico sotto pena di nullità.

La scelta del regime di separazione può anche essere dichiarata nell'atto di celebrazione del matrimonio.

Le convenzioni possono essere stipulate in ogni tempo, ferme restando le disposizioni dell'articolo 194.

ART. 167 CC COSTITUZIONE DEL FONDO PATRIMONIALE

Ciascuno o ambedue i coniugi, per atto pubblico, o un terzo, anche per testamento, possono costituire un fondo patrimoniale, destinando determinati beni, immobili o mobili iscritti in pubblici registri, o titoli di credito, a far fronte ai bisogni della famiglia.

La costituzione del fondo patrimoniale per atto tra vivi, effettuata dal terzo, si perfeziona con l'accettazione dei coniugi.

L'accettazione può essere fatta con atto pubblico posteriore.

La costituzione può essere fatta anche durante il matrimonio.

I titoli di credito devono essere vincolati rendendoli nominativi con annotazione del vincolo o in altro modo idoneo.

ART. 2647 CC COSTITUZIONE DEL FONDO PATRIMONIALE E SEPARAZIONE DI BENI

Devono essere trascritti, se hanno per oggetto beni immobili, la costituzione del fondo patrimoniale, le convenzioni matrimoniali che escludono i beni medesimi dalla comunione tra i coniugi, gli atti e i provvedimenti di scioglimento della comunione, gli atti di acquisto di beni personali a norma delle lett. c), d), e) ed f) dell'art. 179, a carico, rispettivamente, dei coniugi titolari del fondo patrimoniale o del coniuge titolare del bene escluso o che cessa di far parte della comunione.

Le trascrizioni previste dal precedente comma devono essere eseguite anche relativamente ai beni immobili che successivamente entrano a far parte del patrimonio familiare o risultano esclusi dalla comunione tra i coniugi.

La trascrizione del vincolo derivante dal fondo patrimoniale costituito per testamento deve essere eseguita d'ufficio dal conservatore contemporaneamente alla trascrizione dell'acquisto a causa di morte.

ART.555 FORMA DEL PIGNORAMENTO

Il pignoramento immobiliare si esegue mediante notificazione al debitore e successiva trascrizione di un atto nel quale gli si indicano esattamente, con gli estremi richiesti dal codice civile per la individuazione dell’immobile ipotecato, i beni e i diritti immobiliari che si intendono sottoporre a esecuzione, e gli si fa l’ingiunzione prevista nell’articolo 492.

Immediatamente dopo la notificazione l’ufficiale giudiziario consegna copia autentica dell’atto con le note di trascrizione al competente conservatore dei registri immobiliari, che trascrive l’atto e gli restituisce una delle note.

Le attivita’ previste nel comma precedente possono essere compiute anche dal creditore pignorante, al quale l’ufficiale giudiziario, se richiesto, deve consegnare gli atti di cui sopra.

 

Il commento

La sentenza in esame affronta il problema assai dibattuto del rapporto tra l’annotazione e la trascrizione e il regime di pubblicità previsto per le convenzioni matrimoniali, tra i quali rientra il fondo patrimoniale.

Le convenzioni matrimoniali sono soggette alle seguenti forme di pubblicità:

1). Annotazione a margine dell’atto di matrimonio ex artt.162 e 163 cc;

2). Trascrizione nei registri immobiliari qualora avessero ad oggetto beni immobili ex art.2647 cc.

In particolare, l’art. 162 comma 4 cc dispone quanto segue:

"Le convenzioni matrimoniali non possono essere opposte ai terzi quando a margine dell'atto di matrimonio non risultano annotati la data del contratto, il notaio rogante e le generalità dei contraenti, ovvero la scelta di cui al secondo comma".

Il legislatore, pertanto, prevedendo tale forma di pubblicità, ha voluto far rendere conoscibili ai terzi il regime patrimoniale della famiglia a prescindere dalla natura mobiliare o immobiliare dei beni in essi ricompresi.

L’art.2647 cc dispone, invece, sulla trascrizione delle convenzioni nei registri immobiliari e precisamente:

"Devono essere trascritti, se hanno per oggetto beni immobili, la costituzione del fondo patrimoniale, le convenzioni matrimoniali che escludono i beni medesimi dalla comunione tra i coniugi, gli atti e i provvedimenti di scioglimento della comunione, gli atti di acquisto di beni personali a norma delle lettere c), d), e) ed f) dell'articolo 179, a carico, rispettivamente, dei coniugi titolari del fondo patrimoniale o del coniuge titolare del bene escluso o che cessa di far parte della comunione.

Le trascrizioni previste dal precedente comma devono essere eseguite anche relativamente ai beni immobili che successivamente entrano a far parte del patrimonio familiare o risultano esclusi dalla comunione tra i coniugi.

La trascrizione del vincolo derivante dal fondo patrimoniale costituito per testamento deve essere eseguita d'ufficio dal conservatore contemporaneamente alla trascrizione dell'acquisto a causa di morte".

La giurisprudenza prevalente alla luce di tali disposizioni ha ritenuto che l’annotazione sia necessaria per l’opponibilità ai terzi mentre la trascrizione del vincolo per gli immobili ai sensi dell’art. 2647 cc resta degradata a semplice pubblicità notizia e non sopperisce al difetto di annotazione (cfr. Cass. civile 15 marzo 2006 n.5684; Cass. civile 27 novembre 1987 n.8824).

Tale orientamento giurisprudenziale è stato accolto dalla dottrina prevalente, che fonda il proprio convincimento sulla caducazione dell’ultimo comma dell’art.2647 cc a seguito della legge n.51 del 1975, che considerava la trascrizione del vincolo familiare requisito di opponibilità ai terzi.

In particolare si è ritenuto che l’abrogazione del comma 4 dell’art.2647 cc porterebbe a ritenere che l’annotazione ex artt. 162 e 163 cc cui la legge vigente attribuisce quella funzione di opponibilità del vincolo ai terzi che la legge anteriore riconosceva invece alla trascrizione (cfr. artt. 169 e 2647 comma 4 cc. ultima formulazione).

In sintesi, dunque, l’annotazione avrebbe natura di pubblicità dichiarativa mentre la trascrizione nei registri immobiliari degrada a mera pubblicità notizia.

La giurisprudenza si è espressa in senso conforme in numerose sentenze (cfr. Tribunale di Milano del 5 novembre 1990; Cassazione civ. n.10859 dell’1 ottobre 1999; Cass. civ. n.12864 del 19 novembre 1999; cassazione civ. n.23745 del 16 novembre 2007), consolidando il principio secondo cui in mancanza dell’annotazione a margine dell’atto di matrimonio la convenzione è inopponibile ai terzi ed a nulla rileverebbe la conoscenza di essa che il terzo abbia potuto in altra maniera conseguire.

In particolare con la sentenza n. 12864 del 19 novembre 1999 la Cassazione si è così espressa:

Se tale è la funzione (dichiarativa) e la natura di pubblicità legale dell’annotazione nei registri di Stato civile si rende applicabile il principio pacifico affermato ripetutamente con riferimento alla trascrizione, che, quando la legge dispone che per l’opportunità di determinati atti è necessaria la pubblicità, questa non ammette deroghe o equipollenti ed è quindi irrilevante l’effettiva conoscenza dell’atto che il terzo abbia eventualmente conseguito. Da quanto osservato non deriva che l’annotazione nei registri di stato civile finisce per assumere una funzione costituiva, purchè l’univo effetto che dalla predetta annotazione deriva è comunque quello della opponibilità della convenzione matrimoniale ai terzi rimanendo escluso che detta pubblicità possa spiegare qualsiasi altro effetto sul piano della validità e dell’efficacia dell’atto".

Ancora con la sentenza n. 21658 del 13 ottobre 2009, della Corte di Cassazione, Sezioni Unite civile

La costituzione del fondo patrimoniale di cui all'art.167 cc è soggetta alle disposizioni dell'art.162 cc circa le forme delle convenzioni matrimoniali, ivi inclusa quella del quarto comma, che ne condiziona l'opponibilità ai terzi all'annotazione del relativo contratto a margine dell'atto di matrimonio, mentre la trascrizione del vincolo per gli immobili, ai sensi dell'art. 2647 cc, resta degradata a mera pubblicità-notizia e non sopperisce al difetto di annotazione nei registri dello stato civile, che non ammette deroghe o equipollenti, restando irrilevante la conoscenza che i terzi abbiano acquisito altrimenti della costituzione del fondo. (Nella specie, le S.U. hanno confermato la sentenza di merito che - in presenza di un atto di costituzione del fondo patrimoniale trascritto nei pubblici registri immobiliari, ma annotato a margine dell'atto di matrimonio successivamente all'iscrizione di ipoteca sui beni del fondo medesimo - aveva ritenuto che l'esistenza del fondo non fosse opponibile al creditore ipotecario).

Ancora con la sentenza n. 24332 del 30/9/2008 della Corte di Cassazione, Sezione 3 civile:

La costituzione del fondo patrimoniale prevista dall'art. 167 cc, così come stabilito dall'art.162 cc per tutte le convenzioni matrimoniali, è opponibile ai terzi esclusivamente a partire dalla data dell'annotazione a margine dell'atto di matrimonio nei registri dello stato civile, non potendosi retrodatare la produzione degli effetti alla data di proposizione della domanda di annotazione od anticiparli alla data della trascrizione effettuata ex art. 2647 cc ed avente l'esclusiva funzione di pubblicità notizia. Pertanto, se il pignoramento immobiliare è eseguito, nelle forme dell'art.555 cpc, prima dell'annotazione, la costituzione del fondo patrimoniale non ha effetto nei confronti del creditore pignorante e di quelli che intervengono nell'esecuzione, sussistendo l'inefficacia degli atti di disposizione del bene pignorato, prevista dall'art. 2913 cc, che comprende non solo gli atti di alienazione in senso stretto, ma anche tutti gli atti di disposizione del patrimonio del debitore dai quali possa comunque derivare una sostanziale diminuzione della possibilità per il creditore pignorante o per i creditori intervenuti di soddisfarsi sui beni in questione. Allo stesso risultato si perviene quando il pignoramento sia successivo all'annotazione, ma l'ipoteca (nella specie giudiziale) sia stata iscritta precedentemente, in quanto con l'iscrizione sorge immediatamente per il creditore il potere di espropriare il bene, "ex" art. 2808 cc, con prevalenza rispetto ai vincoli successivi.

Ed ancora con la sentenza n. 23745 del 16/11/2007 della Corte di Cassazione, Sezione 1 civile:

La costituzione del fondo patrimoniale prevista dall'art. 167 cc così come stabilito per tutte le convenzioni matrimoniali nell'art. 162 cc, è opponibile ai terzi esclusivamente a partire dalla data dell'annotazione a margine dell'atto di matrimonio nei registri dello stato civile, non potendosi retrodatare la produzione degli effetti alla data di proposizione della domanda di annotazione o anticiparli alla data della trascrizione effettuata ex art. 2647 cc ed avente l'esclusiva funzione di pubblicità notizia.

La sentenza in esame conferma i principi già espressi in precedenza e dunque che per essere opponibile ai terzi il fondo patrimoniale deve essere annotato a margine del certificato di matrimonio con la conseguenza che il fondo sarà inopponibile al creditore procedente se l’annotazione della convenzione all’atto di matrimonio è successiva all’iscrizione ipotecaria o al pignoramento.

Allo stesso risultato si perviene quando il pignoramento sia successivo all’annotazione, ma l’ipoteca sia stata iscritta in precedenza, in quanto con l’iscrizione sorge immediatamente per il creditore il potere di espropriare il bene con prevalenza rispetto ai vincoli successivi.

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