OPPOSIZIONE A DECRETO INGIUNTIVO: AMMESSA LA RIDUZIONE DEI TERMINI DI COMPARIZIONE ANCHE IN APPELLO

L'opponente deve costituirsi in giudizio nel rispetto dei termini ridotti a pena di inammissibilità
Sentenza
Cassazione civile, sezione seconda
22-11-2013
n.
26252
opposizione a decreto ingiuntivo
procedura civile
Art. 645 cpc; Art. 347 cpc; Art. 163 bis cpc; Art. 165 cpc; Legge 29 dicembre 2011, n. 218
  • Documento da allegare al provvedimento
Your Email
Comment

Your Name
Your Email
Your Phone
Enquiry

Email to:

Your Name:

Your Email:

Subject:

Stampa
Testo della massima

Nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, la facoltà di ridurre il termine a comparire prevista dall'art. 645, comma 2, cpc – nel testo vigente prima delle modifiche apportate dall'art. 1 della Legge 29 dicembre 2011, n. 218 – è consentita anche nella fase di appello.


Nel caso pertanto in cui l'opponente abbia optato per una riduzione dei termini di comparizione, questi si dovrà costituire in giudizio nel rispetto dei termini di costituzione ridotti della metà dal momento che, in caso contrario, scatta la declaratoria di improcedibilità dell'appello.


Sono questi i principi sanciti dalla Suprema Corte di Cassazione, sezione seconda, nella sentenza n. 26252 del 22 novembre 2013 che fornisce interessanti spunti di riflessione in merito all'applicabilità - in grado di appello – della facoltà di ridurre i termini di comparazione ai sensi dell'art. 615, comma 2, cpc.


La vicenda trae origine dall'opposizione ad un decreto ingiuntivo emesso dal Giudice di pace di Acireale con il quale era stato ingiunto a controparte il pagamento di una somma di denaro pari ad 1/4 dell'importo dovuto a titolo di imposta di registro ed ipotecaria per la registrazione di una precedente sentenza di divisione ereditaria intercorso tra le parti.


Il Giudice di Pace respingeva però l'opposizione ritenendo fondata la richiesta di rimborso, cosicché l'opponente impugnava detta sentenza avanti al Tribunale di Catania – Sez. distaccata di Acireale.


Nel costituirsi in giudizio l'opposta non si limitava a contestare nel merito la fondatezza dei motivi di gravame proposti contro la sentenza del giudice di primo grado, ma eccepiva, in via preliminare, l'improcedibilità dell'appello radicato dall'opponente in ragione della tardiva costituzione in giudizio dell'appellante.


Nel respingere i motivi di appello proposti dall'opponente e nel confermare la pronuncia oggetto di impugnazione, il Tribunale di Catania – Sez. distaccata di Acireale – sosteneva a latere che l'eccezione d'improcedibilità sollevata dall'opposta doveva tuttavia ritenersi priva di fondamento, in quanto la riduzione dei termini di comparizione previsti dall'art. 645, comma 2, cpc - nella testo vigente prima delle modifiche apportate dall'art. 1 della Legge 29 dicembre 2011, n. 218 – non poteva trovare applicazione nell'ambito del giudizio di appello.


Contro la sentenza del Tribunale di Catania proponeva ricorso per Cassazione l'opponente a cui resisteva con controricorso anche in via incidentale l'opposta, la quale ribadiva preliminarmente l'eccezione di improcedibilità dell'appello per costituzione tardiva dell'appellante ai sensi del riferito art. 645, comma 2, cpc.


Prima delle modifiche introdotte dall'art. 1 della Legge 29 dicembre 2011, n. 218, l'art. 645, comma 2, cpc prevedeva infatti che in seguito all'opposizione il giudizio si doveva svolgere secondo le norme previste per il procedimento ordinario davanti al giudice adito, ma i termini di comparizione dovevano ritenersi ridotti della metà.


Facendo leva su quanto previsto dall'art. 645, comma 2, cpc – ante riforma – l'opposta eccepiva che l'opponente si era avvalso del termine di comparizione ridotto alla metà nel promuovere il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo.


Secondo quanto contestato dall'opposta, la scelta di optare per il termine di comparizione dimezzato doveva necessariamente determinare una correlativa riduzione del termine da 10 a 5 giorni dei termini di costituzione in giudizio dell'opponente.


Regola che l'opposta riteneva applicabile anche in grado di appello proprio in forza di quanto previsto dall'art. 645, comma 2, cpc, poiché detta disposizione era riferibile all'intero giudizio di opposizione e quindi non solo al primo grado.


La Suprema Corte di Cassazione ha ritenuto fondata l'eccezione ribadendo innanzitutto il costante orientamento in forza del quale è fatto obbligo all'opponente di costituirsi in giudizio, osservando un termine ridotto ex art. 165 cpc (5 giorni in caso di abbreviazione dei termini) qualora si sia avvalso della facoltà di riduzione del termine a comparire.

Si tratta di un principio che, se non osservato in grado di appello, comporterebbe l'improcedibilità dell'impugnazione ai sensi dell'art. 348 cpc.


Per quanto riguarda il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, la Suprema Corte di Cassazione ha inoltre rilevato che la riduzione del termine a comparire prevista dall'art. 645, comma 2, cpc – ante riforma – così come assegnato dall'opponente – in quanto avente carattere comunque facoltativo - comporta l'automatica riduzione alla metà dei termini di comparizione dell'opposto e dei termini di costituzione dell'opponente, poiché tale automatismo deriva dalla mera proposizione dell'opposizione con salvezza per l'opposto, costituitosi nei termini ridotti, di poter richiedere l'anticipazione della prima udienza di trattazione ai sensi dell'art. 163 bis, comma 3, cpc. (Cass. civ. Sez. Unite, 9 settembre 2010, n. 19246; Cass. civ., Sex. II, 16 febbraio 2012, n. 2242).


Alla luce dei principi giurisprudenziali sopra richiamati, i giudici di legittimità hanno evidenziato che la riduzione dei termini a comparire prevista dall'art. 645, comma 2, cpc per il procedimento di opposizione deve ritenersi applicabile anche in grado di appello, stante la necessità di salvaguardare l'esigenza di celerità del procedimento monitorio.


L'opponente ha infatti la possibilità di ridurre i termini di comparizione senza alcuna preclusione non solo nel caso in cui abbia fatto uso dei termini ordinari nel corso del giudizio di primo grado, ma anche laddove non abbia fatto espresso richiamo al disposto ex art. 645, comma 2, cpc.


La Suprema Corte di Cassazione ritiene pertanto che l'esigenza di rapidità insita nella riduzione dei termini di comparizione testualmente prevista dal disposto ex art. 615, comma 2, cpc si coglie indubbiamente nel procedimento di primo grado in ragione delle caratteristiche particolari del provvedimento monitorio.


Ciò nondimeno i giudici di legittimità sostengono che non vi siano ragioni ostative al fatto che la riduzione dei termini di comparizione ex art. 615, comma 2, cpc possa trovare applicazione anche nel procedimento di appello in forza della chiarezza del dato testuale della disposizione che non può essere interpretata al di fuori del contesto normativo in cui è collocata.


Si tratta di principi che trovano peraltro conferma anche dal disposto ex art. 347 cpc, in forza del quale la costituzione in appello deve avvenire secondo le forme ed i termini previsti per i procedimenti davanti al Tribunale, donde i giudice di legittimità hanno – in definitiva – affermato che dovrebbe ritenersi arbitrario limitare l'alea di applicabilità del disposto ex art. 615, comma 2, cpc al solo giudizio di primo grado.


La Suprema Corte di Cassazione ha dunque cassato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando l'improcedibilità dell'appello.

Testo del provvedimento

© Riproduzione riservata - il presente articolo potrà essere utilizzato previa indicazione: “segnalato da www.expartecreditoris.it”

  • Documento da allegare al provvedimento
Your Email
Comment

Your Name
Your Email
Your Phone
Enquiry

Email to:

Your Name:

Your Email:

Subject:

Stampa
1028